Istituto Omnicomprensivo di Casacalenda
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Il Liceo linguistico e delle Scienze Umane nasce nel 1963 come Istituto Magistrale, sede staccata dell'Istituto Magistrale "Principessa Elena" di Campobasso. E' rimasto tale fino al 1970, anno in cui ha ottenuto l'autonomia. Dal 1996 è operante l'indirizzo Liceo Linguistico e dal 1998 quello del Liceo Socio-Psico-Pedagogico.
Nel 2008 l'Istituto viene intitolato a Domenico de Gennaro, patriota casacalendese della Rivoluzione napoletana del 1799
Va ricordato e sottolineato l'impegno di tutti gli operatori della Scuola, grazie al quale, nel corso degli anni, sono state introdotte innovazioni di ordinamento e struttura, metodologiche e didattiche attraverso forme riuscite di sperimentazione, come ad esempio lincremento del monte-ore dedicato alle lingue straniere e la valorizzazione degli aspetti della comunicazione nei vari ambiti disciplinari del Liceo Linguistico; lintroduzione della Musica al posto dellArte nel Biennio del Liceo Psico-Pedagogico per fornire agli studenti uno strumento di comunicazione coerente con un impianto curriculare il cui sbocco naturale è la Facoltà di Scienze della Formazione primaria.
Perché intitolare l'Istituto a Domenico De Gennaro
Domenico de Gennaro, nato a Casacalenda il 9 maggio 1760 da una famiglia della media borghesia, è un martire della Rivoluzione del 1799. Amato da tutta la popolazione di Casacalenda, già dal 1780 aveva sostenuto fortemente le ragioni del Comune contro il Duca del luogo, Scipione di Sangro. Ebbe compagni nella lodevole impresa lavvocato Prosdocimo Rotondo di Gambatesa ed il dottor Domenico Tata anche lui di Casacalenda. Divenne mastrogiurato (corrispondente all'attuale sindaco) all'età di 32 anni e più volte, in questa veste, rivendicò i diritti di Casacalenda davanti ai magistrati sulle terre usurpate dal Duca.
Con la proclamazione della Repubblica Napoletana, il duca di Sangro approfittò della reazione sanfedista e fece unattività di propaganda contro Casacalenda e contro de Gennaro, dipingendolo come liberale, patriota, repubblicano ardente e come nemico della religione.
Circa 12.000 persone, per lo più di origine albanese, mosse più dalle prospettive di un copioso bottino che da convincimenti politici, assalirono Casacalenda nei giorni 19, 20 e 21 di febbraio del 1799. Ma i cittadini opposero uneroica resistenza e molti assalitori (circa 150) perirono nel loro tentativo. Tuttavia la superiorità del numero e delle armi, gli assalitori avevano anche un cannone, consigliò di cercare una pace. Padre Giuseppe da Macchia trattò le condizioni della resa. I capi degli assedianti chiesero la consegna di de Gennaro giurando sul crocifisso che avrebbe avuto un regolare processo davanti al Re. Il de Gennaro subito si offrì dichiarandosi pronto a morire per il suo popolo. Ma non appena egli si fu consegnato, i realisti mostrarono tutto il loro vero animo e ruppero il sacro giuramento. La notte successiva, approfittando del disarmo dei cittadini, invasero il paese e saccheggiarono tutte le case.
"Questi facinorosi, falsi custodi della religione, non rispettarono (neppure) le chiese ed i luoghi di culto. Che maggiore empietà invadere le chiese; rapire calici, pianete, tutti gli arredi sacri, spezzare un'immagine di Gesù Cristo legato alla colonna, calpestare le reliquie dei Santi, finanche il legno della S. Croce! che empietà! che empietà! che empietà!", racconta Padre Giuseppe nella sua cronaca.
"Undici cittadini, scelti a caso, furono presi e portati sui monti circostanti e qui furono barbaramente e vigliaccamente trucidati. Ma non contenti, per soddisfare la brama omicida di nuovi assalitori accorsi per cupidigia di bottino, i loro cadaveri furono oggetto di nuova fucilazione.
Dal registro Parrocchiale di Casalenda alla data 21 febbraio 1799 leggiamo: "Sul Monte detto Calvario, e propriamente presso la casa di Nicola Marzitelli [
] furono trovati fucilati i seguenti cittadini:
1. Michelangelo Giuseppe Ciolla.
2. Michelangelo Sancolla
3. Vito Polisena
4. Carlo Caruso
5. Francesco Caruso
6. Domenico di Lazzaro
7. Francesco di Tommaso
8. Domenico Mastrocola
9. Vincenzo Mastrocola
10. Francesco Serpe, detto il calabrese
11. Pietro di Nicola Venditto
Domenico de Gennaro venne deportato a Campomarino e lì, attirato con un inganno verso la spiaggia, fu fucilato lil 26 febbraio del 1799. Tutti questi avvenimenti ci sono narrati da Padre Giuseppe da Macchia in una cronaca dettagliata.
